Il mito di Sisifo
by Giorgio Boratto
Siamo a Natale e il tema della nascita è incentrato su quella di Gesù, che può ben considerarsi l'uomo nuovo; il paradigma di quanto l'uomo potrebbe diventare e invece sembra non raggiungere mai.
Il mito di Sisifo è il mito dell'uomo che ricapitola nell'individuo lo sforzo della specie.
L'uomo neonato è arrivato a noi dopo un lungo viaggio dove ha attraversato tutte le vite passate.
Il neonato, dopo essere passato attraverso il canale genitale, è traumatizzato, indifeso e la prima cosa che fa è succhiare, ha bisogno di nutrimento, ha poi bisogno di sentire il caldo contatto della madre, il contatto fisico; ha bisogno d'amore, soprattutto questo lo farà crescere.
Così si inizia la storia e inizia anche la sfida dell'evoluzione: la conquista del divenire quello che siamo già in nuce.
Ma molti sono i condizionamenti che ci frenano: la programmazione parentale, la forza del!e tradizioni, delle radici, la forza che lega ai genitori anche quando non ci sono.
Inizia così un percorso già fatto, con ostinazione quasi innaturale, che ci fa interpretare noi stessi con gli occhi degli altri.
E' questo che ci frega, è ciò che non cambia, è il non uscire da un condizionamento culturale che è per l'uomo anche naturale.
E' la natura che magistralmente ha descritto Goethe: ‘Dalla natura siamo circondati e avvinti e non ci è dato di uscirne e penetrarvi a fondo.
Crea eternamente nuove forme, e ciò che era non ritorna, tutto è nuovo e tuttavia sempre antico.
Il suo spettacolo è sempre nuovo perché crea sempre nuovi spettatori.
Costruisce sempre e sempre distrugge.
La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio per avere molte vite.
Non conosce né passato né futuro; il presente è la sua eternità.’ (1783)
Il percorso umano sempre diverso, ha nei corsi e ricorsi, qualcosa di simile, di uguale: ‘Venendo al dunque, la vita è sempre lo stesso vino vecchio in bottiglie sempre nuove.
Cambiano i contenitori ma l'uva è la stessa che dà sempre la stessa antica ubriacatura.’ (Campbell).
Per questo abbiamo la condanna di ricapitolare l'evoluzione spirituale ogni volta.
Per questo ci ritroviamo ad affrontare sempre il razzismo, le discriminazioni e la stupidità di molti comportamenti.
Dobbiamo capire che l'unicità del nostro sentire e vedere non è divisibile e la saggezza non la si impara nel sentircela raccontare, ma la si conquista con il vivere: il tutto è una via di libertà.
Per questo è sempre tempo di augurarci Buon Natale.

