La Cultura è la nuova Natura
by Giorgio Boratto
E' stimolante e interessante ciò che rilevava Teillhard de Chardin a proposito dell'evoluzione.
Egli diceva che la trasformazione morfologica, degli esseri viventi pare essersi rallentata proprio, quando sulla terra il pensiero faceva la sua comparsa.
Considerando questa coincidenza insieme al fatto che l'unica direzione costante seguita dall'evoluzione biologica è stata quella del più grande cervello, ovvero della maggiore conoscenza, egli rispondeva alla sua stessa domanda ipotizzando che forse il motore dell'evoluzione è stato il bisogno di pensare e di conoscere.
L'evoluzione pare dunque essersi fermata quanto a nuovi esseri e nuove forme di vita.
Ciò significa che avendo prodotto l'organo del pensiero e della coscienza, l'evoluzione procederà solo se la coscienza dell'uomo svilupperà se stessa, giungendo a percepirsi come ente universale responsabile di un movimento che non sarà più, come in passato, legato alla materia, ma tutt'uno con il movimento auto-cosciente del pensiero.
E' quindi responsabilità dell'uomo se l'evoluzione potrà proseguire.
In questo contesto Gustav Jung, sostenne che come c'è una evoluzione della materia, così c'è una evoluzione dello spirito e l'uomo è lo stato più avanzato di questa evoluzione.
L'uomo, per un verso, rappresenta per l'evoluzione animale, la sintesi.
Se osserviamo lo spirito notiamo come l'essenza originale dell'uomo è primitiva, è selvaggia, spesso stupida e le caratteristiche si riscontrano nell'infanzia.
Quindi sviluppare questa essenza e superarla per evolvere richiede un grande lavoro su di sé.
Perciò l'uomo si dibatte in questo importante aspetto: lavorando su di sè diventa prodotto di molteplici fattori della cultura, della civiltà e dei costumi con cui cresce.
L'uomo si distingue e rompe la continuità naturale con gli altri animali, proprio come produttore di cultura: in sostanza egli è produttore e prodotto di una nuova natura.
Il passaggio chiave è stato, per me, il pensare il pensante, ovvero quando l'uomo ha svolto un pensiero su di sé, egli diventava il narrato e il narrante.
Che questo narrato poi diventi immortale sta forse nella continuità del narrante a cambiare e a scoprire gli dei a sua immagine.
Qui nasce un sapere che è dono, un sapere smisurato che non gli appartiene e che può essere ispirazione, segno del trascendente; segno se vogliamo di un divino non nostro: un sapere distinto da chi lo possiede.
Ecco il Mito e il Simbolo.
Il linguaggio e la sua padronanza è stato il motore primario per accelerare lo sviluppo che ha permesso l'evoluzione culturale.
Il termine 'Cultura' è mutuato dalle società contadine e arcaiche e derivato da 'Coltura'; ovvero dalla capacità di intervenire nella crescita naturale delle cose selezionando alcune piante invece di altre, di arare, di ordinare i campi in contrapposizione al 'selvaggio'.
La cultura diviene un nuovo elemento di coltura.
In 'Simbolo e Codice' Franco Fornari scrive: 'La cultura agricola, attraverso il codice che manipola gli accoppiamenti (le morti), si è sovrapposta ai codici genetici che hanno promosso la vita sul nostro pianeta, orientandoli in funzione dell'antropocentrismo(...)
La nascita del simbolo ha permesso all'uomo di stabilire relazioni nuove e indefinite tra dati precostituiti da lui stesso in modo arbitrario.
Ciò fa del rapporto tra i simboli e i loro referenti, il problema cruciale della nostra cultura.
La costituzione del simbolo ha in sé la possibilità di portare l'uomo a negare la sua dipendenza dalla natura, sovrapponendo ad essa una specie di onnipotenza della cultura

