La mappa non è il territorio...

La mappa non è il territorio...

by di Giorgio Boratto

Quante volte abbiamo sentito dire che 'la mappa non è il territorio'?

Moltissime volte.

Questo principio, reso famoso da Alfred Korzybski, opera a molti livelli e lo possiamo constatare tutti i momenti: dai reality in Tv ai telegiornali, dalla interpretazione di ciò che succede ogni giorno a ciascuno di noi alle opinioni del guru di turno, che diventano vangelo; scambiamo spesso i pensieri soggettivi con la realtà.

Ognuno di noi ha una sua rappresentazione del mondo, una sua realtà e questo contribuisce a creare un modello a cui si rapporta. Quel modello diventa la mappa, da usare come guida per i nostri comportamenti.

Tra i primi che usarono l'asserto, 'la mappa non è il territorio', ci furono John Grinder e Richard Bandler che con il loro primo libro, "La struttura della magia" del 1975, prima che la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) si chiamasse in questo modo, analizzarono il comportamento attraverso i vari linguaggi umani.

Gli studi di Grinder e Bandler furono alla base di una sistemazione strutturata delle interazioni umane che dette il via alla programmazione neuro linguistica.

'La mappa non è il territorio' divenne così uno dei presupposti della PNL.

La mappa differisce dal territorio e ognuno ha una sua mappa che si è costruito fin da bambino.

Per gli autori del libro, 'le persone non sono né cattive, né pazze, né malate; costoro operano le migliori scelte di cui possono disporre nel loro particolare modello.

In altre parole, il comportamento degli esseri umani per quanto bizzarro possa sembrare a prima vista ha senso se lo si vede nel contesto delle scelte generate dal loro modello.

La difficoltà non sta nel fatto che essi effettuano la scelta sbagliata, ma che non hanno abbastanza scelte: non hanno un'immagine del mondo messa a fuoco con ricchezza.

Nel libro 'La struttura della magia', vengono spiegati i tre meccanismi: la generalizzazione, la cancellazione e la deformazione, con i quali blocchiamo la nostra crescita e limitiamo le scelte che permettono di dare le giuste risposte ai nostri problemi.

Questi tre automatismi diventano i procedimenti del modellamento umano e a grandi linee, sono anche un impedimento al nostro sviluppo.

Quando iniziamo a fare esperienza procediamo con la generalizzazione,

Questo è essenziale per affrontare il mondo: se tocchiamo una stufa e ci bruciamo sappiamo che le stufe bruciano e possiamo evitare una scottatura.

Ma la generalizzazione porta a fare di ogni erba un fascio e quindi a escludere relazioni intime e riconoscere la ricchezza in altre cose.

Poi abbiamo il meccanismo della cancellazione con cui selezioniamo alcune cose, cui prestare attenzione, escludendo le altre.

Questo ci aiuta, poiché in una stanza rumorosa riusciamo a sentire solo alcune voci.

La cancellazione però fa perdere molte informazioni e riduce il mondo a pezzettini, dando la sensazione di poterlo maneggiare.

Questo può cancellare anche messaggi d'affetto negando l'amore.

Infine c'è la deformazione che ci permette di operare dei cambiamenti nella nostra esperienza sensoriale: con la fantasia ci prepariamo in anticipo ad esperienze possibili.

La deformazione, che ha reso possibile tutte le creazioni artistiche, può limitare pesantemente il nostro progredire con la deformazione negativa della realtà.

Pensiamoci un po', non sarà che tutta la nostra società, specie il mondo politico, stia operando con una mappa e con automatismi che bloccano la crescita di tutti?

Restando nell'ambito dello studio di Grinder e Bandler, la rappresentazione della nostra realtà avviene con un linguaggio che crea un "metamodello" (un modello del modello linguaggio) che spiega tutto il degrado odierno.

Quale terapeuta sarà utile?

E se iniziassimo a cambiare linguaggio?

Forse cambieremo la mappa e chissà se insieme si trasformerebbe anche il territorio.

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